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AW aveva preso lavvio nellormai lontano
2000, con la mostra Amabili veleni, in cui si compiva
una prima doverosa ricognizione nellarea pugliese, segnalando
ventuno presenze. Si è giunti, con ledizione di questanno,
ad un totale di un centinaio di artiste.
Si tratta di un percorso trasversale tra generazioni, territori,
personalità, linguaggi diversi: dalla pittura alla scultura,
dalla fotografia alla video arte, dallinstallazione alla performance,
fino al cinema a regia femminile; un percorso capace di dare il
polso di una situazione in progress, in un modo in cui la presenza
femminile diventa, e non solo nellarte, sempre più
pregnante.
Kimiko Yoshida, "Birth of geisha"
Da ciò il titolo dellattuale edizione di AW:
Venere vincitrice. Titolo mutuato da quello di una celeberrima
statua di Antonio Canova che ritrae Paolina Borghese, sorella di
Napoleone Bonaparte: scolpita nel 1808, compie questanno 200
anni, ma non li dimostra.
Venere-Paolina che ostenta un regale distacco nella sua posa mollemente
sdraiata, dopo la vittoria sulle rivali Minerva e Giunone, rappresenta
lessenza universale della Bellezza. Ma anche il mito tipicamente
femminile della forza generatrice, che dallinforme, dalloscuro
e da un caotico primigenio tende alla forma perfetta. E infine è
allegoria dellAmore che vince ogni cosa e ricerca dellArmonia
dei contrari. Ecco la vittoria di Venere.
La nuova attenzione per il problema dellidentità
Bellezza, forza generatrice dellamore, ricerca dellarmonia,
sono riconosciute sin dallantichità alla donna, eppure
va detto, il silenzio delle donne è antico, profondo, tenace.
Le donne di oggi, le giovani artiste di oggi, come le tredici presenti
in mostra, sono ormai lontane da quel clima e da quella necessità
rivendicativa. Litinerario fin qui percorso da AW,
nella varietà delle situazioni, evidenzia, almeno nellarea
occidentale, un superamento delle tematiche strettamente femministe:
alla contrapposizione maschile/femminile, alla questione della differenza
, si sostituisce lattenzione al problema dellidentità,
linteresse per situazioni esistenziali fondate sul privato,
secondo una disponibilità, questa sì, tipicamente
femminile, allautoascultazione.
A ciò si aggiunge unurgenza espressiva e comunicativa
che proprio nellarte trova possibilità di proiezione
e sublimazione, attraverso una vitale contaminazione di linguaggi
che mescola poesia e ironia, realtà e voglia di sognare.
E che non è chiusura allaltro, non sottolinea distanze
o barriere, ma indica specificità, rivela eccezionalità,
apre al dialogo nella parità.
È questa esaltante e mai sopita ricerca di sé nel
più ampio palcoscenico del mondo il filo conduttore che collega
le esperienze delle tredici artiste invitate questanno, pur
nelle differenze di personalità, esperienze, provenienza
geografica.
Magda Milano, "Medea"
Le tredici proposte della mostra allestita nel Castello di Carlo
V
Le artiste in mostra sono: Grimanesa Amoros (New York), Emanuela
Bartolotti (Lecce), Silvia De Gennaro (Roma), Roberta Fanti (Torino),
Fosca (Napoli), Elisa Laraia (Bologna), Margherita Levo Rosenberg
(Genova), Magda Milano (Bari),Sandra Miranda Pattin (Columbia),
Gabriela Morawetz (Parigi),Daniela Papadia (Roma), Francesca Stramaglia
(Bari),Kimiko Yoshida (Giappone).
La proposta viene da una giovane artista, curatrice e audace gallerista
leccese, Dores Sacquegna, titolare di una altrettanto giovane e
audace galleria darte contemporanea, Primo Piano LivinGallery
fondata nel 2004 nella difficile piazza di Lecce e già importante
realtà nel campo della ricerca più nuova e sperimentale.
Si compie così, nel progetto di Marina Pizzarelli, un completo
percorso al femminile allinterno del sistema dellarte:
dalla volontà promotrice dellAssessorato alla Cultura,
Adriana Poli Bortone, alla direzione artistica di Marina Pizzarelli,
curatrice dellevento insieme a Dores Sacquegna, curatrice
e gallerista, sino alle tredici presenze in mostra.
La mostra si apre con la performance A Maria combattente
di Sandra Miranda Pattin. Lartista performer si è
ispirata alla figura di Maria DEnghien a cui è stata
dedicata una delle sale del Castello di Carlo V.
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